{"id":381,"date":"2016-05-31T10:18:49","date_gmt":"2016-05-31T08:18:49","guid":{"rendered":"http:\/\/portale.unime.it\/dico\/?p=381"},"modified":"2016-05-31T10:18:49","modified_gmt":"2016-05-31T08:18:49","slug":"norma-uso-deriva-ma-la-grammatica-serve-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/portale2.unime.it\/dico\/2016\/05\/31\/norma-uso-deriva-ma-la-grammatica-serve-davvero\/","title":{"rendered":"Norma, uso, deriva&#8230; Ma la grammatica serve davvero?"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-382 alignleft\" src=\"https:\/\/portale2.unime.it\/dico\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/06\/20160531101211Tagliato-284x300.jpg\" alt=\"\" width=\"284\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/portale2.unime.it\/dico\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/06\/20160531101211Tagliato-284x300.jpg 284w, https:\/\/portale2.unime.it\/dico\/wp-content\/uploads\/sites\/6\/2017\/06\/20160531101211Tagliato.jpg 416w\" sizes=\"(max-width: 284px) 100vw, 284px\" \/><\/p>\n<address>Il professor <strong>Salvatore Claudio Sgroi<\/strong>, ordinario di Glottologia dell\u2019Universit\u00e0 di Catania, \u00e8 da anni attento ai problemi della didattica dell\u2019italiano. Il suo ultimo volume, Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creativit\u00e0 e norme grammaticali (Libreria Editrice Vaticana 2016), raccoglie una serie di interventi decisamente anticonvenzionali (\u201claici\u201d, per riprendere il titolo di un altro suo celebre volume: Grammatica laica, Utet 2010), indirizzati pi\u00f9 alla lingua degli italiani che all\u2019astratta imposizione di regole e purismi, pi\u00f9 intenti a descrivere che a prescrivere, pi\u00f9 volti all\u2019educazione (meta)linguistica che alle geremiadi sulla (supposta e mal intesa) deriva dell\u2019italiano d\u2019oggi.<\/address>\n<p><strong>&#8211; Fabio Rossi: Rispetto a molti linguisti e opinionisti apocalittici, sulla deriva dell\u2019italiano d\u2019oggi, Lei \u00e8 molto pi\u00f9 ottimista: crede che compito del linguista sia descrivere e non prescrivere. Potrebbe illustrarci meglio il senso della sua<em> Grammatica laica<\/em> (Utet 2010)?<\/strong><br \/>\n<strong>Salvatore Claudio Sgroi:<\/strong> Se \u00e8 vero, com&#8217;\u00e8 vero, che gli italiani che usano l&#8217;italiano sono oltre il 90% della popolazione, ritenere che l&#8217;italiano sia &#8220;alla deriva&#8221;, cio\u00e8 allo sbando, \u00e8 per lo meno paradossale. Pi\u00f9 sono i parlanti nativi che adoperano una lingua pi\u00f9 una lingua \u00e8 vitale e gode di buona salute. Sarebbe legittimo parlare di &#8220;deriva&#8221; solo se il numero degli italofoni fosse in diminuzione o se si riducessero le occasioni e gli ambiti d&#8217;uso dell&#8217;italiano. Nel mondo ci sono s\u00ec idiomi a rischio di estinzione, per via del bassissimo numero di nativofoni. Ma non \u00e8 il caso dell&#8217;italiano. In un utilissimo volumetto su <em>&#8220;La diversit\u00e0 linguistica&#8221;<\/em> due giovani linguisti, Giorgio Francesco Arcodia e Caterina Mauri (Carocci 2016), ricordano che su 7.102 lingue parlate nel mondo da circa 6 miliardi e 300 milioni di persone, 916 sono &#8220;moribonde&#8221;, 436 sono &#8220;quasi estinte&#8221;, e 1531 &#8220;in pericolo&#8221;.<br \/>\nDirei ancora che l&#8217;italiano, come tutte le lingue (e i dialetti), \u00e8 una lingua &#8220;perfetta&#8221; e &#8220;infinita&#8221;, nel senso che con essa \u00e8 possibile esprimere e comunicare qualunque contenuto esperienziale. La realizzazione mediante le parole \u00e8 naturalmente sempre perfettibile, in termini di chiarezza logico-concettuale ed appropriatezza ed eleganza formale. E questo dipende da chi usa la lingua. Se la lingua \u00e8 uno strumento in s\u00e9 &#8220;perfetto&#8221;, i problemi della lingua sono allora i problemi di chi deve usare tale strumento. E la &#8220;verbalizzazione&#8221; per il parlante, il trovare cio\u00e8 le parole (orali o scritte) pi\u00f9 adatte a quello che vuol dire e pi\u00f9 adeguate per l&#8217;interlocutore e nella situazione in cui si trova, \u00e8 sempre un problema per qualunque utente non solo incolto ma anche colto. \u00c8 banale ricordare che anche i grandi della nostra letteratura hanno scritto e ri-scritto i loro capolavori, l&#8217;ultima revisione essendo ultima solo per necessit\u00e0 contingenti (vedi <em>I Promessi Sposi<\/em>, <em>il Gattopardo<\/em>, ecc.).<br \/>\nDinanzi agli usi infiniti di una lingua di milioni di parlanti nativi (colti e incolti o variamente acculturati), per non parlare degli stranieri in Italia parlanti l&#8217;italiano come lingua seconda (non gi\u00e0 straniera) o anche come &#8220;interlingua&#8221;, qual&#8217;\u00e8 (sic!) il compito del grammatico\/linguista?<br \/>\nIl grammatico\/linguista pu\u00f2 solo ambire a chiarire quali sono le regole, consce o inconsce, alla base degli usi dei parlanti colti (e per converso di quelli incolti). Il ruolo del grammatico \u00e8 quello del &#8220;notaio&#8221; (o del &#8220;botanico&#8221;) piuttosto che quello del &#8220;giudice&#8221; (o del &#8220;giardiniere&#8221;).<br \/>\nUna premessa va subito fatta: un testo di &#8220;grammatica&#8221; non pu\u00f2 insegnare una lingua, non serve cio\u00e8 per fare capire e produrre testi\/discorsi (oralmente e per iscritto). Gli esempi che essa riporta non possono sostituire il &#8216;bagno&#8217; nella lingua e nell&#8217;universo delle interazioni verbali della comunit\u00e0 italiana attraverso cui si acquisisce e si apprende naturalmente una lingua.<br \/>\n(Su quale testo di grammatica dell&#8217;italiano-toscano si basarono &#8212; c&#8217;\u00e8 da chiedersi &#8212; i grandi della letteratura italiana del &#8216;300 e del &#8216;400? E forse che i grammatici dei secoli successivi sono (mai stati) i migliori romanzieri, poeti, ecc.?).<br \/>\nFacendo riflettere sugli usi dei parlanti colti e incolti il grammatico\/la grammatica ne educa le capacit\u00e0 cognitive, e quindi pu\u00f2 contribuire a far capire meglio il linguaggio proprio e altrui. La mia <em>Grammatica laica<\/em> (sottotitolo: <em>Esercizi di analisi linguistica: dalla parte del parlante<\/em>) in tal senso \u00e8 una esemplificazione di usi di parlanti colti, medi e incolti, scritti e parlati, tratti da banche dati diverse, alla ricerca delle regole, consce e inconsce, che li hanno generati. Nel contempo si confrontano le regole (costitutive) alla base di tali usi con le regole (regolanti) prescrittive indicate nei testi normativi istituzionali (grammatiche e dizionari), evidenziando i frequenti apriorismi e non poche contraddizioni. Vi si esplicita altres\u00ec la nozione di &#8220;Errore&#8221; in quanto: a) uso linguistico, b) giudicato errato in base a criteri comunicativi e diastratici, prendendo le distanze dai criteri etimologici o razionalistici. La stessa &#8216;filosofia&#8217; (meta)linguistica \u00e8 alla base del mio (se \u00e8 consentita un&#8217;auto-citazione) <em>Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creativit\u00e0 e norme grammaticali<\/em> (Libreria Editrice Vaticana 2016), che dedica spazio anche alla lingua degli italiani (con un&#8217;analisi del provocatorio su citato &#8220;<em>qual&#8217;\u00e8<\/em>&#8220;).<\/p>\n<p><strong>&#8211; F.R.:<\/strong> Il rapporto tra norma e uso ha sempre caratterizzato la vita culturale italiana, l\u2019unica, forse, ad aver costruito una vera e propria secolare \u00abquestione della lingua\u00bb. Quale pensa sia il ruolo della norma linguistica (anche solo dal punto di vista sociale) oggi?<br \/>\n<strong>S.C. SGROI:<\/strong> Solitamente, come nella domanda che mi viene posta, la &#8220;Norma&#8221; (implicitamente del parlante colto) si contrappone all'&#8221;Uso&#8221; (implicitamente dei parlanti colti o incolti), quasi che la prima designasse una realt\u00e0 linguistica ordinata, sorretta da &#8220;regole&#8221;, adottate da parlanti irreprensibili e quindi da approvare e approvata rispetto all'&#8221;Uso&#8221; che allude a qualcosa di &#8216;ribelle&#8217;, non sempre soggetto a regole condivise, dei parlanti di una comunit\u00e0 linguistica, giudicati spesso &#8220;malparlanti&#8221;. La &#8220;Norma&#8221; (colta) si contrappone quindi all'&#8221;Errore&#8221;, e gli &#8220;Usi&#8221; (dei parlanti colti e incolti) possono a loro volta ammettere &#8220;Errori&#8221; sanzionati invece dalla Norma.<br \/>\nIn una tale concezione del linguaggio, occorre allora stabilire chi definisce la &#8220;Norma&#8221; con le relative &#8220;Regole&#8221; e quindi chi sbaglia, perch\u00e9 sbaglia, quando sbaglia, ovvero quali sono i criteri per definire un uso &#8220;errato&#8221;.<br \/>\nPer rispondere alle domande in questione, \u00e8 opportuno tener presente che la funzione del linguaggio verbale del parlante \u00e8 consentire la verbalizzazione dei propri pensieri, ora per esigenze individuali ed espressive, ora per esigenze di interazione, negoziazione comunicativa e dialogo con gli altri. Muovendo dalla lingua acquisita nativamente, egli ne utilizza le regole interiorizzate, con esito diverso, secondo che riesca: a) a farsi capire, senza illogicit\u00e0, contraddizioni, oscurit\u00e0, ambiguit\u00e0 ecc. e b) in forme accettabili per il suo interlocutore e in genere adatte alle circostanze della comunicazione.<br \/>\nGli &#8220;Usi&#8221; della lingua, in quest&#8217;ottica sottendono sempre delle &#8220;Regole&#8221;, nella misura in cui essi risultano comunicativi e accettabili, per parlanti colti e incolti, un es. il periodo ipotetico misto standard (se potessi lo farei) o col doppio indicativo imperfetto (se potevo lo facevo) dell&#8217;uso medio. Non esistono insomma Usi senza Regole (o norme), se non quando si rischia di riuscire incomprensibili.<br \/>\nNell&#8217;ottica tradizionale le &#8220;norme&#8221; (sinonimo di &#8220;regole&#8221;) sono per\u00f2 solo quelle dei parlanti colti, i parlanti incolti ignorandole. Se tuttavia le norme (o regole) sono invece alla base dell&#8217;uso (comprensibile e quindi corretto) della lingua da parte dei parlanti colti e incolti (per es. il citato se potevo lo facevo), \u00e8 anche vero che le norme (o regole) esclusive e tipiche dei parlanti incolti (per es. il pan-italiano popolare se potrei lo farei, con valore ridondantemente &#8216;potenziale&#8217;) per quanto comprensibili, sono invece secondo la grammatica normativa giudicate (condivisibilmente) &#8220;errate&#8221;.<br \/>\nIn italiano esistono quindi pi\u00f9 Norme (o regole): italiano colto o standard, italiano medio o neostandard, italiani regionali, italiani parlati, italiani scritti, italiano formale, italiano informale, italiano settoriale, italiano dei nuovi media, ecc., diversificati secondo i vari livelli strutturali (fonologico, ortografico, morfologico, sintattico, lessicale, testuale), dai confini peraltro non sempre netti, gestiti con diversa appropriatezza dai parlanti. Si distingue da tali norme, l&#8217;italiano (regional)popolare (per es. del citato periodo ipotetico col doppio condizionale) di scarsissimo prestigio sociale, penalizzante ai fini di una adeguata integrazione sociale.<br \/>\nMa il problema essenziale nell&#8217;uso della lingua rimane comunque quello della chiarezza dei contenuti, rispetto alla forma. Per soddisfare le quali (chiarezza e forma), solo l&#8217;uso e la pratica della lingua restano la via maestra da perseguire, con la prassi dell&#8217;auto-correzione, rispetto all&#8217;etero-correzione dell&#8217;insegnante e alle prescrizioni (neo)puristiche.<\/p>\n<p><strong>&#8211; F.R.:<\/strong> Quali sono, secondo Lei, i compiti fondamentali dell\u2019educazione linguistica oggi? Pensa che la scuola italiana, primaria e secondaria, sia complessivamente ancora troppo tradizionalista e purista, nell\u2019insegnamento dell\u2019italiano? Quali sono, secondo Lei, i principali pregi e difetti degli insegnamenti linguistici nella scuola di oggi?<br \/>\n<strong>S.C. SGROI:<\/strong> L&#8217;Educazione linguistica nella scuola italiana, al di l\u00e0 dei programmi istituzionali che dopo il ventennio berlusconiano, anti-demauriano, andrebbero invero ripresi e teoricamente rifondati, dovrebbe conseguire il duplice obiettivo: a) di potenziare la &#8220;competenza linguistica&#8221; della lingua nazionale, a livello di comprensione e produzione testuale parlata e scritta, nelle diverse variet\u00e0 della lingua, soprattutto quelle medie e alte, e b) di sviluppare la &#8220;competenza metalinguistica&#8221;, cio\u00e8 la riflessione sulla lingua, le lingue, i dialetti, i diversi codici non-verbali per accrescere le capacit\u00e0 di astrazione e di raziocinio.<br \/>\nSenza voler essere &#8216;pessimisti&#8217;, a giudicare dalla manualistica corrente nelle scuole il giudizio sulla scuola non \u00e8 affatto incoraggiante. I testi editorialmente pi\u00f9 fortunati non sono invero i migliori sotto il profilo della coerenza teorica, dell&#8217;adeguatezza agli usi, della semplicit\u00e0, dell&#8217;idoneit\u00e0 per gli utenti. Ma ci\u00f2 \u00e8 anche dovuto alla responsabilit\u00e0 dei docenti, non sempre in grado di discriminare i testi pi\u00f9 felici. E a monte c&#8217;\u00e8 anche la responsabilit\u00e0 degli istituti universitari, che non hanno saputo\/potuto\/voluto porsi istituzionalmente la formazione degli insegnanti, lasciati per lo pi\u00f9 alla loro libera iniziativa.<br \/>\nIn un periodo in cui l&#8217;Universit\u00e0 italiana versa in una crisi strutturale di cui non si riesce a vedere lo sbocco (&#8216;coma&#8217; profondo? o irreversibile?), la produzione della manualistica scientifica, a disposizione degli insegnanti, ha raggiunto paradossalmente livelli notevoli. Agli insegnanti consiglieremmo per es. lo studio della recentissima <em>Grammatica: parole, frasi, testi dell&#8217;italiano<\/em> di Angela Ferrari e Luciano Zampese (Carocci 2016): un testo ricchissimo di fatti linguistici e di analisi teoriche nuove, condotte con grande chiarezza ed eleganza, in grado di suscitare l&#8217;amore per lo studio dei fenomeni grammaticali, non solo dell&#8217;italiano. Sul versante pi\u00f9 pedagogico segnalerei anche, corredato di un adeguato apparato di esercizi, <em>La \u00abchimica\u00bb della lingua. Le strutture della frase tra sintassi e discorso<\/em> di Eugenia Mascherpa (Aracne 2016).<\/p>\n<p><strong>&#8211; F.R.:<\/strong> Dalle statistiche OCSE pare evidente che il rapporto degli italiani con la loro lingua non sia dei migliori: studenti che, alle soglie della maturit\u00e0 e talora addirittura della laurea, non sono in grado di comprendere un testo, di riassumerlo, di argomentare. Quali pensa siano le cause principali di questi problemi e come pensa possano essere risolti?<br \/>\n<strong>S.C. SGROI:<\/strong> Se, come accennato in apertura, la lingua italiana in quanto idioma, come tutte le lingue (e i dialetti), \u00e8 &#8220;perfetta&#8221; e non \u00e8 certamente &#8220;alla deriva&#8221;; se il problema centrale della competenza linguistica \u00e8 la capacit\u00e0 di verbalizzazione dei parlanti, allora le difficolt\u00e0 &#8220;di comprendere un testo, di riassumerlo, di argomentarlo&#8221;, da parte non solo dei diplomandi ma anche dei laureati, accertate dall&#8217;OCSE, devono far riflettere seriamente la Societ\u00e0, lo Stato, i Governanti, l&#8217;Universit\u00e0, la Scuola. Si tratta tra l&#8217;altro di cittadini &#8216;manipolabili&#8217; sotto ogni punto di vista.<br \/>\nE se \u00e8 vero che non mancano strumenti didattici utili per raggiungere tali competenze, potrei ricordare per es. il volumetto di Ugo Cardinale, <em>L&#8217;arte di riassumere. Introduzione alla scrittura breve<\/em> (Il Mulino 2015). O, a pi\u00f9 ampio raggio, il manuale di Fabio Rossi &#8211; Fabio Ruggiano, <em>Scrivere in italiano. Dalla pratica alla teoria<\/em> (Carocci 2013) con volumetto autonomo di <em>Esercizi di scrittura per la scuola e l\u2019universit\u00e0<\/em> (Carocci 2015). E ancora <em>Il piacere di scrivere. Guida all&#8217;italiano del terzo millennio<\/em> di Luca Cignetti &#8211; Simone Fornara (Carocci 2014).<br \/>\nIn termini generali, direi &#8212; concludendo &#8212; che bisogna &#8216;investire&#8217; di pi\u00f9 (in termini economici) sulla cultura, sulla scuola. E anche i mass media (TV e stampa, soprattutto) potrebbero invero contribuire ad alzare i livelli culturali e di capacit\u00e0 critica degli italiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il professor Salvatore Claudio Sgroi, ordinario di Glottologia dell\u2019Universit\u00e0 di Catania, \u00e8 da anni attento ai problemi della didattica dell\u2019italiano. Il suo ultimo volume, Il linguaggio di Papa Francesco. 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