
Antifascisti in cattedra: metodologia, questioni e prospettive di ricerca nelle carte del Casellario Politico Centrale
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<p><a href="https://portale.unime.it/hedu/2021/04/12/federico-creatini/"><strong>Federico CREATINI </strong></a></p>
<p><em>Università di Pisa </em></p>
<p><span data-contrast="none">L</span><span data-contrast="none">a ricerca storiografica si è concentrata a lungo sui modelli culturali, strutturali e gestionali della scuola fascista. Viceversa, risultano ancora poco indagate le forme con cui le sensibilità antifasciste filtrarono attraverso il corpo docenti. Alcuni studi recenti hanno provato a far luce sull</span><span data-contrast="none">’</span><span data-contrast="none">argomento, assumendo però una prospettiva biografica tanto interessante quanto incompleta per ricostruire un tema così complesso: emerge infatti la mancanza di una lettura organica, in grado di analizzare le dimensioni sociali e le dinamiche contestuali entro le quali si intrecciarono specifiche esperienze di attività sovversiva. La questione non tocca solo aspetti politici, ma guarda con particolare attenzione alle modalità adottate dagli insegnanti per contrastare i processi di socializzazione e di educazione culturale imposti dal regime. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Come gestirono gli incarichi didattici? In che modo affiancarono le ore di lezione ad eventuali legami con la militanza clandestina? Che peso ebbero i loro insegnamenti sugli alunni? E in quali reti antifasciste si mossero? </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Se considerata la scarsità di fonti a disposizione, non appare semplice sciogliere questi interrogativi. Neppure le memorie, la narrativa e i diari di cui possiamo fruire – sovente frutto delle iniziative editoriali promosse dal PCI per valorizzare l</span><span data-contrast="none">’</span><span data-contrast="none">impegno civile e antifascista del personale scolastico legato al partito – sono riusciti a trascendere ricostruzioni generalmente episodiche, scalfendo solo la superficie di un nodo ben più articolato. Muovendo da questo assunto è comunque possibile individuare alcune piste archivistiche secondarie, finora poco esplorate nel campo dell</span><span data-contrast="none">’</span><span data-contrast="none">antifascismo magistrale ma potenzialmente capaci – con la giusta esegesi – di fornirci preziose indicazioni al riguardo. I riferimenti sono due: il primo concerne le segnalazioni emesse dai Gabinetti delle prefetture; il secondo, invece, i fascicoli del Casellario Politico Centrale. Sarà proprio su quest</span><span data-contrast="none">’</span><span data-contrast="none">ultimo punto che focalizzerò la mia riflessione, analizzandone metodologia, questioni e prospettive di ricerca. Il risultato fornirà all</span><span data-contrast="none">’</span><span data-contrast="none">ascoltatore il perimetro di un quadro problematico di vasta portata, scorgendo nell</span><span data-contrast="none">’</span><span data-contrast="none">insegnamento un oggetto di controllo politico tanto durante il fascismo, quanto nel corso della prima fase repubblicana. </span><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
<p><span data-contrast="none">Parole chiave: </span><i><span data-contrast="none">Antifascismo, Casellario Politico Centrale, insegnamento, controllo politico, clandestinità.</span></i><span data-ccp-props="{"335551550":6,"335551620":6}"> </span></p>
